preloader
Sito in versione Beta Test per verifica del funzionamento. I pagamenti sono momentaneamente disattivati e tutti gli account creati verranno eliminati alla pubblicazione ufficiale.
Registrati qui

ThankYouJill vuole migliorare il mondo piantando milioni di alberi, e può farlo solo grazie al contributo di persone come te. Ogni albero che pianti migliora l'ambiente e restituisce valore nel tempo: produce ossigeno, purifica l'aria e regala benessere ai nostri figli e alle generazioni future.

Criptovalute e consumo energetico

Impatto energetico e alternative green
Criptovalute e consumo energetico
Innovazione Green e Futuro Tecnologia e Digitale 21/02/2027

Le criptovalute hanno un impatto energetico molto variabile in base al meccanismo di consenso utilizzato per validare le transazioni. Il Bitcoin usa il Proof of Work (PoW): un sistema in cui i "minatori" competono computazionalmente per aggiungere nuovi blocchi alla catena, consumando enormi quantità di energia elettrica in un processo deliberatamente inefficiente per renderlo sicuro contro gli attacchi. Ethereum, la seconda cripto per capitalizzazione, ha abbandonato il PoW nel settembre 2022 passando al Proof of Stake (PoS): una riduzione del consumo energetico del 99,95%. Questa distinzione è fondamentale per capire il problema energetico delle criptovalute: non è un problema delle crypto in generale, ma specificamente del Bitcoin e di poche altre che usano ancora il PoW.

Bitcoin e il Proof of Work: il consumo energetico

Il Bitcoin Proof of Work richiede che i minatori eseguano trilioni di calcoli per trovare il valore hash corretto che permette di aggiungere un blocco alla catena. La difficoltà si aggiusta automaticamente per mantenere un blocco ogni 10 minuti, indipendentemente dalla potenza computazionale totale della rete. Più potenza computazionale si aggiunge, più aumenta la difficoltà: è un meccanismo che garantisce che il consumo energetico cresca con il prezzo del Bitcoin (perché i minatori entrano nella rete quando è profittevole). Consumo energetico attuale: il Cambridge Centre for Alternative Finance (CCAF) stima il consumo annuale di Bitcoin intorno ai 100-150 TWh/anno (varia con il prezzo e l'efficienza dei minatori). Per confronto: Italia circa 300 TWh/anno, Svezia 130 TWh/anno. Il mix energetico del mining di Bitcoin: stime CCAF indicano che circa il 25-30% del mining utilizza energie rinnovabili (idroelettrico in particolare, spesso in periodi di sovrapproduzione). La cifra esatta è controversa: i dati affidabili sono scarsi perché il mining è distribuito globalmente e spesso opaco.

Ethereum e il Proof of Stake: la rivoluzione energetica

Il "Merge" di settembre 2022 ha trasformato Ethereum dal PoW al PoS con una riduzione del consumo del 99,95% (da circa 78 TWh/anno a meno di 0,01 TWh/anno). Nel Proof of Stake, i validatori vengono selezionati per aggiungere nuovi blocchi in base alla quantità di ETH che "mettono in gioco" (staking), non in base alla potenza computazionale. Non c'è competizione energetica: solo una selezione pseudo-casuale ponderata per lo stake. Il consumo energetico della rete Ethereum PoS è paragonabile a quello di un servizio cloud di medie dimensioni. Il confronto con VISA: Ethereum PoS processa circa 20-30 transazioni al secondo con un consumo di circa 0,2 Wh per transazione; VISA processa circa 1.700 transazioni al secondo con circa 0,4-1 Wh per transazione. Il PoS rende Ethereum comparabile nelle performance energetiche ai sistemi di pagamento tradizionali.

Il futuro del Bitcoin: cambierà mai il Proof of Work?

Molti si chiedono perché Bitcoin non abbia fatto la stessa transizione di Ethereum. La risposta è tecnica e politica. Tecnicamente: il PoW di Bitcoin è la caratteristica che garantisce la sicurezza della rete contro gli attacchi. Cambiarlo richiederebbe un accordo di tutti i partecipanti (minatori, sviluppatori, nodi della rete) su un protocollo alternativo: molto più complesso per Bitcoin che per Ethereum per ragioni storiche e di governance. Politicamente: i minatori di Bitcoin hanno investito miliardi in hardware specifico (ASIC) che perderebbe valore con un passaggio al PoS. Il loro incentivo economico è contrario al cambiamento. La probabilità di un passaggio di Bitcoin al PoS nel breve-medio termine è considerata molto bassa dalla comunità degli sviluppatori Bitcoin. La scommessa di alcuni è che il mining di Bitcoin si alimenterà progressivamente con eccedenze di rinnovabili (energia che altrimenti andrebbe sprecata in periodi di sovrapproduzione), ma questa tesi rimane controversa e non verificata su scala.

icon

Bitcoin e Ethereum non sono la stessa cosa sul clima. Bitcoin consuma quanto l'Argentina. Ethereum dopo il Merge consuma il 99,95% di meno. Conoscere questa differenza permette di avere un'opinione informata invece di un'opinione basata su titoli di giornale. Il problema energetico delle crypto è reale ma specifico: riguarda il Proof of Work, non le blockchain in generale.

NFT e impatto ambientale: cosa è cambiato dopo il Merge

Gli NFT (Non-Fungible Token) hanno suscitato preoccupazioni ambientali significative nel 2021-2022, quando la maggior parte era su Ethereum PoW. La produzione e la vendita di un singolo NFT su Ethereum PoW aveva un'impronta carbonica stimata in 48-211 kg CO2eq (molto variabile in base alla complessità della transazione e al prezzo del gas). Dal Merge di settembre 2022, gli NFT su Ethereum PoS hanno un'impronta ridotta di 99,95%: trascurabile rispetto alle preoccupazioni precedenti. Gli NFT su Bitcoin (Ordinals): introdotti nel 2023, sfruttano la blockchain Bitcoin (ancora PoW) e hanno quindi l'impronta energetica del mining Bitcoin pro-quota. Le altre blockchain per NFT: Solana, Tezos, Polygon sono tutte PoS o PoS-like: consumo energetico trascurabile. La conclusione: l'impatto ambientale degli NFT dipende quasi interamente dalla blockchain su cui sono emessi. Su Ethereum post-Merge o su PoS chains: trascurabile. Su Bitcoin: significativo.

Le stablecoin e le CBDC: criptovalute a basso impatto

Le stablecoin (USDT, USDC, DAI) e le valute digitali delle banche centrali (CBDC: Central Bank Digital Currency) sono costruite su blockchain PoS o su registri distribuiti permissioned (non pubblici) con consumi energetici molto bassi. L'euro digitale (progetto della BCE, in fase avanzata di progettazione nel 2024): utilizzerà un'infrastruttura a registro distribuito controllata dalla BCE e dalle banche centrali nazionali, con consumi energetici comparabili a quelli dei sistemi di pagamento tradizionali. Le CBDC potrebbero offrire molti dei vantaggi del digitale (trasparenza, programmabilità, inclusione finanziaria) senza i problemi energetici del PoW. L'aumento delle transazioni verso stablecoin e lontano dal Bitcoin per i pagamenti quotidiani ridurrebbe significativamente l'impronta energetica del settore crypto.

Come investire in crypto con una prospettiva sostenibile

Per chi vuole esporsi alle criptovalute considerando l'impatto ambientale: preferisci blockchain PoS (Ethereum, Cardano, Solana, Tezos, Polkadot) rispetto al Bitcoin PoW, scegli exchange che compensano le emissioni o che sono alimentati da rinnovabili (Kraken ha politiche di compensazione, Coinbase ha impegni di sostenibilità), considera le blockchain specificamente progettate per la sostenibilità (Algorand è certificata carbon negative; Hedera Hashgraph usa il Proof of Stake con governance strutturata con un footprint energetico molto basso), evita le blockchain PoW minori (molti altcoin usano ancora il PoW con meno sicurezza e lo stesso impatto del Bitcoin ma molto meno valore creato). Nota importante: l'investimento in criptovalute comporta rischi finanziari molto elevati indipendentemente dall'impatto ambientale. Questo articolo non è consulenza finanziaria.

Domande frequenti

Qual è la differenza principale tra il consumo energetico di Bitcoin e Ethereum?

Bitcoin utilizza il Proof of Work, che richiede un enorme consumo energetico per il mining, mentre Ethereum è passato al Proof of Stake, riducendo il suo consumo energetico del 99,95%. Questo rende Ethereum molto più sostenibile dal punto di vista ambientale rispetto a Bitcoin.

Come capire se una criptovaluta ha un impatto energetico elevato?

Il consumo energetico dipende dal meccanismo di consenso: le criptovalute che usano Proof of Work, come Bitcoin, consumano molta energia, mentre quelle basate su Proof of Stake o sistemi simili hanno un impatto energetico molto basso o trascurabile.

Quando conviene scegliere criptovalute a basso impatto ambientale per investire?

Conviene scegliere criptovalute PoS o con politiche di sostenibilità se si vuole ridurre l'impatto ambientale dell'investimento. Queste blockchain consumano meno energia e spesso hanno exchange che compensano le emissioni, rendendo l'investimento più responsabile dal punto di vista ecologico.

Cosa succede all'impronta ambientale degli NFT dopo il passaggio di Ethereum al Proof of Stake?

Dopo il passaggio di Ethereum al Proof of Stake, l'impronta energetica degli NFT su questa blockchain è diminuita del 99,95%, rendendola trascurabile rispetto a prima. Gli NFT su blockchain PoS hanno quindi un impatto ambientale molto ridotto rispetto a quelli su blockchain PoW come Bitcoin.

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo!

Lascia un commento
I dati saranno usati solo per rispondere al commento.